Il Disturbo della Condotta (DC) si riferisce alla categoria diagnostica applicata a bambini ed adolescenti che manifestano un comportamento persistente e pervasivo caratterizzato da aggressività, delinquenza e gravi violazioni dei diritti degli altri e delle norme sociali appropriate all’età. È incluso nel DSM-IV-TR (American Psychiatric Association, 2000) tra i Disturbi da Comportamento Dirompente, insieme al Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) e al Disturbo da Deficit d’Attenzione e Iperattività (ADHD). Questi disturbi, specialmente il DOP e il DC, sono caratterizzati da un insieme consistente di comportamenti che violano le regole e compromettono seriamente la vita delle persone attorno all’individuo. In generale, è piuttosto comune per bambini e adolescenti esibire problemi di comportamento in alcuni momenti durante lo sviluppo; tuttavia, questi comportamenti sono diagnosticati come DC qualora siano persistenti e violino i diritti degli altri, andando contro le norme di comportamento comunemente accettate e compromettendo la vita quotidiana del bambino.
L’insieme di comportamenti antisociali e aggressivi che caratterizza il DC può essere manifesto dall’infanzia e persistere in adolescenza, fino all’età adulta sotto forma di Disturbo Antisociale della Personalità (DASP). Studi longitudinali hanno trovato evidenze a sostegno dell’idea che i comportamenti antisociali in infanzia possano persistere nel tempo. È stato infatti largamente dimostrato che sia raro trovare un adulto antisociale senza che abbia esibito problemi di condotta da bambino (Robins, 1966, 1978), e che circa metà dei bambini e adolescenti con DC sviluppa DASP in età adulta, a sostegno della potenziale continuità dei problemi di condotta nell’arco della vita (Loeber, 1982; Steiner, 1997).
Ad oggi, i problemi di condotta sono considerati tra i problemi comportamentali più frequenti in infanzia e adolescenza. Uno studio condotto su popolazione clinica in Regno Unito ha mostrato che, tra i giovani che richiedono assistenza presso i servizi di salute mentale per bambini e adolescenti (Child and Adolescent Mental Health Services), il 40-60% presenta qualche forma di comportamento distruttivo, antisocial o aggressivo (Audit Commission, 1999).
Riguardo alle differenze di genere, la maggior parte della ricerca inerente il DC suggerisce che ci sia un numero significativamente maggiore di individui di sesso maschile affetto dal disturbo rispetto a quello femminile, con alcuni studi che hanno riportato differenze di prevalenza da tre a quattro volte tra i due sessi (Lahey et al., 1999). Questa differenza, tuttavia, potrebbe essere in qualche
modo influenzata da criteri diagnostici che si concentrano maggiormente sui comportamenti manifesti, come aggressioni e scontri fisici, più facilmente osservabili nel genere maschile. Al contrario, soggetti di sesso femminile con DC mostrano solitamente comportamenti meno evidenti, come ad esempio i furti.
Il DC è in sé un disturbo complesso, ulteriormente complicato dal fatto che i giovani con disturbi del comportamento spesso manifestano anche altre condizioni problematiche (Maughan et al., 2004). Bambini e adolescenti con DC solitamente hanno un rendimento scolastico peggiore rispetto ai coetanei e spesso non portano a termine il percorso scolastico (Robins, 1991). Sono
caratterizzati da continue tendenze aggressive e sembrano essere carenti nelle competenze sociali necessarie per interagire con gli altri (ad esempio, non prestano attenzione a segnali sociali, spesso mal interpretano i comportamenti degli altri bambini come ostili e sono poco abili nel risolvere difficili problemi a livello socio-relazionale). In situazioni di conflitto, questi bambini tendono a
mostrare una rabbia intensa e ad avere reazioni aggressive piuttosto che reazioni mediate a livello verbale. Inoltre, talvolta i bambini e gli adolescenti con DC manifestano anche altri disturbi. Si ritiene che il DC sia particolarmente associato al DOP, i cui sintomi sono talvolta seguiti da DC, per cui una consistente quantità di giovani con DC soddisfa allo stesso tempo anche i criteri per il DOP
(Faraone et al., 1991). Viceversa, un esordio precoce di DC è stato visto come fattore di rischio per il DOP, e la co-occorrenza di DOP in giovani con DC spesso risulta in aggressività più marcata e problemi di condotta più gravi e persistenti nel corso del tempo (Lahey et al., 2002). Oltre al DOP, il DC spesso si presenta inoltre in codiagnosi con ADHD, disturbi dell’apprendimento, uso e abuso di
alcol e sostanze, depressione (Rey, 1994; Searight et al., 2001; Greene et al., 2002).
In conclusione, il DC rappresenta una grave condizione dell’età evolutiva, generalmente manifesta in infanzia ma persistente anche in età adulta. Vi è un forte bisogno di ricerche sviluppate per identificare fattori che possano prevenire l’esordio e la persistenza di comportamenti antisociali. Una migliore comprensione della sua gravità è inoltre estremamente importante allo scopo di
garantire una valutazione rigorosa ed attenta dei problemi di condotta sin dalla prima infanzia.

 

Giorgia Michelini

 

 

BIBLIOGRAFIA

American Psychiatric Association. (2000). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (4th edn. Text Revision ed.). Washington, DC, USA: American.
Audit Commission (1999). Children in Mind. London: Audit Commission Publications.
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Greene, R. W., Biederman, J., Zerwas, S., Monuteaux, M. C., Goring, J. C., & Faraone, S. V. (2002).
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