La timidezza rappresenta un tratto della personalità moderatamente frequente nella popolazione, generalmente manifesto dall’infanzia e che tende a permanere, almeno parzialmente, con la crescita. Gli esperti ritengono che la timidezza sia caratterizzata da apprensione, esitazione ed imbarazzo in situazioni sociali tendenzialmente poco familiari. La paura tipica del timido può essere rappresentata ad esempio da cosa le altre persone possano pensare di lui o di ciò che fa. Questa paura ed apprensione a sua volta può influenzare il comportamento stesso, rendendo il soggetto meno spontaneo, impacciato, evitante o controllato nelle azioni.

Nella maggior parte dei casi, la timidezza è vissuta come non eccessivamente penalizzante dall’individuo, in quanto non comporta gravi conseguenze nella vita quotidiana. Quando tuttavia essa acquisisce connotazioni ansiose ed è preponderante nella vita della persona, gli esperti tendono a preferire il concetto di “Ansia Sociale” (per maggiori informazioni sull’Ansia, leggi anche qui).

L’Ansia Sociale è una dimensione caratterizzata da manifestazioni comportamentali di acuta timidezza  e marcato disagio nelle interazioni sociali. Essa è favorita da una predisposizione di caratteristiche di personalità e temperamento, quali appunto la timidezza, che spesso portano all’evitamento da parte dell’individuo di situazioni non familiari o nuove. Tale predisposizione viene generalmente definita “Inibizione Comportamentale” (Kagan et al., 1984). Alle manifestazioni dell’Inibizione Comportamentale/Ansia sociale sono stati associati specifici parametri comportamentali osservabili: l’aspetto timido, il marcato attaccamento ad una figura di riferimento (ad esempio i genitori) in presenza di novità e imprevedibilità, la riluttanza ad iniziare l’interazione sociale (ad esempio giocare con i proprio pari) e la prolungata latenza di commenti spontanei quando la persona si trova in ambienti e con persone poco familiari. Tali comportamenti tendono ad assumere forme e caratteristiche diverse con la crescita, ma si può assumere che esse siano riconducibili ad una stessa dimensione (Kagan et al., 1988). A livello cognitivo e di pensieri, le persone con Ansia Sociale tendono ad avere frequenti pensieri negativi e aspettative non favorevoli relativamente alle interazioni future, che tendenzialmente interferiscono con le capacità di adattamento a livello sociale. Tutto ciò si riflette inoltre a livello emotivo in una forte preoccupazione e ansia sperimentate in situazioni sociali (ad esempio, parlare in pubblico) e in sensazioni di disagio e condotte di evitamento che possono minare gravemente la vita di relazione del soggetto (APA, 2000).

L’Ansia Sociale è un tratto, non strettamente patologica, che è distribuita all’interno della popolazione. Rappresenta una modalità cognitiva e comportamentale si manifesta nel modo di relazionarsi a persone e situazioni nuove, e che si esprime in modo piuttosto stabile nel corso della vita. Le manifestazioni gravi di Ansia Sociale possono tuttavia costituire quadri clinici: quelle più estreme, infatti, possono portare a forme di psicopatologia, generalmente identificate con la Fobia Sociale secondo il sistema DSM. Diversi studi hanno mostrato infatti l’esistenza di una specifica associazione tra le manifestazioni di forte timidezza/Ansia Sociale e la Fobia Sociale (Hayward et al., 1998; Mick & Telch, 1998; Biederman et al., 2001). In particolare, è stato documentato che l’Ansia Sociale in infanzia aumenti il rischio di esordio di Fobia Sociale in adolescenza (Battaglia et al., 2012; Mick & Telch, 1998; Hayward et al., 1998).

Secondo il DSM-IV (APA, 2000), la Fobia Sociale è un disturbo caratterizzato da marcati e persistenti stati d’ansia e paura in situazioni di interazione e prestazione sociali, nelle quali la persona è esposta al possibile giudizio altrui, soprattutto di persone non familiari. La forte paura dell’individuo è generalmente costituita dalla possibile umiliazione nel fare “brutta figura” o l’imbarazzo per la propria reazione ansiosa. In situazioni sociali particolarmente ansiogene, i soggetti affetti da fobia sociale possono provare ansia acuta, con le caratteristiche degli attacchi di panico.

Concludendo, un temperamento inibito caratterizzato da timidezza non è strettamente patologico, e può non essere particolarmente invalidante per l’individuo, che riesce a vivere un buon adattamento sociale nonostante qualche iniziale esitazione in situazioni nuove. Quando tuttavia la timidezza e l’Ansia Sociale si manifestano in modo consistente, persistente e a partire da fasi precoci dello sviluppo, queste dimensioni temperamentali rappresentano un fattore d rischio per la Fobia Sociale in adolescenza e giovane età adulta. Tale continuità a livello temporale ha importanti implicazioni a livello di prevenzione, in quanto l’identificazione precoce e l’applicazione di strategie preventive su bambini particolarmente timidi potrebbe limitare l’aggravarsi di queste problematiche ed evitare che ricevano in seguito una diagnosi di Fobia Sociale. In quest’ottica, la ricerca clinico-scientifica ha ritenuto di fondamentale importanza l’indagine dei processi di elaborazione dei messaggi sociali che risultano alla base della timidezza e dell’Ansia Sociale. In particolare, diversi studi hanno esplorato la processazione emotivo-cognitiva di emozioni espresse dal volto come veicolo importante di messaggi di natura sociale (Battaglia et al., 2004, 2005).

 

di Giorgia Michelini

 

BIBLIOGRAFIA

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Battaglia M, Ogliari A, Zanoni A, et al.: Children’s discrimination of expressions of emotions: relationship with indices of social anxiety and shyness. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 2004; 43: 358-365. 66

Battaglia M, Ogliari A, Zanoni A, et al.: Influence of the Serotonin Transporter Promoter Gene and Shyness on Children’s Cerebral Responses to Facial Expressions. Arch Gen Psychiatry. 2005; 62: 85-94.

Battaglia, M, Zanoni, A, Taddei, M, et al.: Cerebral responses to emotional expressions and the development of social anxiety disorder: a preliminary longitudinal study. Depression and anxiety 2012, 29.1: 54-61.

Biederman J, Hirshfeld -Becker D, Rosenbaum J, et al.: Further Evidence Of Association Between Behavioral Inhibition And Social Anxiety In Children. Am J Psychiatry. 2001; 158: 1673-1679.

Hayward C, Killen JD, Kraemer H, et al.: Linking self-reported childhood behavioural inhibition to adolescent social phobia. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry, 1998; 37: 1308-1316.

Kagan J, Reznick JS, Clarke C, et al: Behavioral inhibition to the unfamiliar. Child Dev. 1984; 55: 2212-2225.

Kagan J, Reznick JS, Clarke C, et al.: Biological bases of childhood shyness. Science. 1988; 240: 167-171.

Mick MA, Telch MJ: Social Anxiety And History Of Behavioral Inhibition In Young Adults. J Anxiety Disord. 1998; 12 : 1-20.

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