di Serena Vizzini * e Marco Mineo **

 

– IN COSA CONSISTE IL COUNSELING ESPRESSIVO E LA PRATICA MEDITATIVA?

 

S. Vizzini :

il counseling espressivo o art counseling è una modalità di intervento finalizzata alla promozione del benessere dell’individuo e si avvale dell’arte e specificamente dei suoi strumenti, tecniche e materiali per stimolarne la crescita e lo sviluppo.  Rientra, in questo senso, nell’ambito delle terapie a mediazione espressiva quali ad es. la danzaterapia, la musicoterapia, la teatroterapia, dove il soggetto fruitore, all’interno di un contesto protetto, viene accompagnato verso il raggiungimento di benefici psicologici che possono essere di vario tipo (cognitivo, relazionale ed emotivo) e di vario livello (riabilitativo, clinico, sociale, ecc.) . Il counseling a mediazione artistica è accessibile a tutti e non necessita di un background di studio e di esperienze svolte nel campo dell’arte. Inoltre, esso si caratterizza per la sua estrema versatilità in quanto aldilà del suo uso terapeutico può essere impiegato in altri campi, come ad esempio quello della formazione, del sostegno al benessere della persona, della didattica e pedagogia, della prevenzione di condizioni di disagio sociale.

 

M. Mineo :

Al di là delle molteplici tecniche e metodiche associate alla meditazione, essa si configura come una fonte di comprensione intuitiva, non concettuale, personale e “liberatoria”. Tale comprensione, possiamo dire “metacognitiva” in quanto riguardante anche i presupposti stessi del significare, deriva dall’osservazione e l’indagine diretta dell’esperienza che si schiude attimo per attimo proprio “davanti gli occhi”. L’indagine e l’osservazione meditativa ha la peculiare caratteristica di essere al contempo sintetica, e quindi integrativa, e analitica, ovvero capace di svelare gli “elementi primi”, o “correnti sotterranee” dell’esperienza basilare dell’io e del mondo. La costante pratica meditativa consente il disvelamento della natura del sè, essenza intima dell’uomo. Tale esperienza non è comunicabile verbalmente nè esprimibile concettualmente, sebbene si accessibile intuitivamente grazie all’apertura e l’ampliamento della consapevolezza. La meditazione considera la consapevolezza come la natura stessa dell’uomo, che deve essere sviluppata e ampliata. Per sua natura la consapevolezza è sempre consapevolezza del presente, che viene esperito in tutta la sua semplice e infinita vastità.

 

 

– COSA PUO’ OSTACOLARE LO SVOLGIMENTO DI TALI INTERVENTI ?

 

S. Vizzini : Così come nel setting psicoterapico anche in quello del counseling espressivo si incontrano condizioni che non agevolano lo svolgersi delle attività.

Risulta frequente trovarsi di fronte a delle resistenze che interferiscono nella realizzazione delle sessioni e che si presentano sotto forma di meccanismi protettivi che il soggetto o il gruppo mette in azione relativamente a situazioni o tematiche dalle quali si sente, in una qualche misura, ‘minacciato’ . Queste forme di difesa si presentano come dinamiche più o meno consapevoli e più o meno funzionali dirette ad evitare esperienze di disagio. Tali modalità, essendo personali e soggette a diverse variabili del contesto, possono comunque distinguersi sulla base di caratteristiche sia qualitative che quantitative nonché per livello di efficacia, di complessità, di intensità ecc. Nella terapia a mediazione artistica vanno accolte e rispettate in quanto, esse stesse, espressioni ‘interne’ della psiche del soggetto e materiale su cui diventa possibilire lavorare insieme nel momento in cui vengono contestualizzate per comprendere il percorso.      

 

M. Mineo: Durante la pratica formale seduta comunemente emergono forti resistenze alla semplice osservazione non giudicante del flusso di esperienza presente e all’autoindagine, resistenze che si manifestano sotto forma di agitazione, irrequietezza, noia, sonnolenza. Essendo un’indagine sulla nostra natura intima, abbiamo paura che la meditazione possa farci scoprire che tutto ciò che sappiamo di noi e di cui siamo sempre stati certi potrebbe non esistere nel modo in cui crediamo e che diamo per scontato. Disponibili a non contrastare l’instabilità, ci predisponiamo al riconoscimento che non si è mai perso ciò che si è sempre cercato (fuori di noi).

 

 

– ESISTE UN MODO PER MEGLIO APPROCCIARSI A TALI ATTIVITA’?

 

S. Vizzini : La creazione artistica è un atto che coinvolge il soggetto in prima persona e nella sua totalità. L’arte per antonomasia è esperienza, esperimento di sè e partecipazione al contempo intellettiva, emotiva e corporea. Pertanto, il counseling espressivo si delinea come percorso esperienziale in cui diventa possibile apprendere dall’ esperienza e contemporaneamente mettere in gioco i nostri stessi apprendimenti. Il ‘fare creativo’ e la ricerca esplorativa all’interno di un contesto laboratoriale ed un clima ludico, rappresentano il fulcro dell’attività artistica terapeutica.  Nel setting espressivo, quindi, non vi può essere pratica senza teoria così come il contrario. I due momenti si sovrappongono e s’intrecciano in un processo creativo per cui sembra quasi artificioso porsi la questione di una teoria e di una pratica come approcci distinti.

 

M. Mineo : L’esperienza diretta, al di là delle concettualizzazioni, è la base della meditazione, e consente di liberare il potere dell’intuizione, considerata anch’essa una funzione universale dell’uomo, ma generalmente sopita.

 

 

– QUALE CONDUTTORE PER QUALE INTERVENTO?

 

S. Vizzini : La mia formazione in gruppoanalisi, principalmente, mi ha chiaramente orientato a sposare una modalità di direzione degli interventi tale per cui lo conduttore rappresenta, a tutti gli effetti, parte integrante del processo in corso. Ciò vuol significare che è il direttore stesso, per primo, ad assumere il ruolo di partecipante dell’esperienza e a parità degli altri membri contribuisce al gruppo condotto.  La conduzione in art counseling, si caratterizza, perciò, come modalità attiva, sebbene questo non voglia dire perdere le peculiarità della gestione del’ attività. Infatti, il conduttore riserva sempre l’osservazione e mantiene la guida di ciò che è in corso di svolgimento.  Il ruolo del conduttore, in pratica, è duplice in quanto consiste dal un lato nel mettersi al servizio  del gruppo accompagnandolo ma dall’altro partecipando e fruendone.

 

M. Mineo: Il conduttore deve avere una solida esperienza di pratica meditativa, e deve conoscere gli ostacoli che possono presentarsi nella pratica. La presenza del conduttore è l’elemento che, al di là della trasmissione verbale, incarna la possibilità di una consapevolezza costante, penetrante e aderente al presente, incitando e stimolando il gruppo ad applicarsi anch’esso nell’arte della presenza mentale, corollario fondamentale dell’autoindagine all’interno delle pratiche di Visione Profonda (Insight Meditation).

 

 

– E’ NECESSARIA LA PRESENZA DI UN GRUPPO PER SVOLGERE TALI PRATICHE?

 

S. Vizzini:  il counseling espressivo può svolgersi sia individualmente che in gruppo.  Queste due tipologie di assetto presentano chiaramente delle qualità e delle funzioni proprie. Sebbene entrambe risultino produttive e la scelta di una delle due dipende anzitutto dalle caratteristiche del fruitore e da condizioni di carattere pratico mi preme sottolineare l’intensità del processo che si innesca all’interno della prima delle due modalità.

In un contesto gruppale, infatti, la complessità, la ricchezza dei livelli di comunicazione e delle dinamiche relazionali che si stabiliscono tra i membri non solo sono di supporto ma di estremo stimolo al flusso creativo che, in tal senso, diventa proficuo nella direzione di una trasformazione.

Personalmente penso che un processo relazionale possa rendere quasi manifesto e tangibile il processo della creazione così come l’arte può fare esattamente con la dinamica relazionale e gruppale. Attraverso i passaggi che si attivano nel setting di gruppo, infatti, si possono facilmente individuare alcune delle fasi tipiche del fare creativo per cui il gruppo risulta essere una fucina ”vivente” in cui il pensiero è implementato e velocizzato. Naturalmente occorre ricordare che il gruppo possiede fattori che, comunque, già di per se’ sono promotori di benessere quali il supporto, la collaborazione, l’altruismo, l’empatia, la comunicazione ecc.,  tutti aspetti che favoriscono l’espressione e la crescita  dell’individuo.

M. Mineo: Sebbene la meditazione sia una questione strettamente individuale, il gruppo sostiene e incoraggia il meditante nella sua pratica.

 

 

– COSA SIGNIFICA OGGI PARLARE DI TERAPIA ESPRESSIVA E DI MEDITAZIONE ?

 

 S. Vizzini: L’arte terapia, oggi, si sta diffondendo in svariati campi ed in molti programmi vengono introdotte sempre più pratiche che fanno dell’arte e dell’espressione creativa il fulcro del’ attività. Nonostante ciò sembra che i pregiudizi e i luoghi comuni che per un motivo o un altro da sempre accompagnano questo tipo di intervento – e qui mi riferisco alle associazioni che generalmente vengono fatte con l’esoterismo, gli effetti speciali o con l’assistenzialismo e l’intrattenimento – continuano a persistere.

Inoltre, sarebbe interessante porsi la questione della recente proliferazione delle terapie espressive in quanto espressione di mode e tendenze piuttosto che un indice di una reale apertura e curiosità. Pertanto, credo che diventi doveroso osservare ciò’ a cui si sta assistendo come un passaggio da una percezione di diffidenza nei confronti dell’arteterapia ad una indiscriminata e spesso ‘leggera’ sua applicazione.

 

M. Mineo: Nonostante sia passato mezzo secolo dal fenomeno culturale della cosiddetta “beat generation”, con le sue esotiche (ed esose) fantasie pseudo-orientali e psichedeliche, tuttora spesso si associa impropriamente la meditazione a stati di coscienza alterati e ad esperienze percettive fuori dal comune.

A tal riguardo cito la risposta data da un maestro zen alla domanda “Cos’è la via?”: “La mente quotidiana è la Via”, intendendo con ciò che la via della meditazione passa per la continua scoperta, il riconoscimento e la coltivazione di ciò che c’è e non per la ricerca di ciò che non c’è.

La “materia prima” della meditazione è l’esperienza dell’istante, ordinario nel senso del suo essere sempre “sotto mano”, e straordinario nella sua inequivocabile e insondabile datità.

Grazie all’interesse che la meditazione ha suscitato negli ambienti psicologici è comunque stata possibile una divulgazione della pratica a partire da una base seria ed empirica.

 

 

– IN CHE MODO LA MEDITAZIONE  INCONTRA L’ART COUNSELING ?

 

S. Vizzini : l’arte può essere definita una forma di meditazione. Aiutando il soggetto ad aprirsi a se stesso e a ciò che lo circonda l’arte invita alla contemplazione.

Attraverso il mezzo, il materiale, la tecnica ed il contenuto, difatti,  il soggetto è chiamato all’osservazione, alla ‘visualizzazione’, al manifestarsi delle cose così da essere portato a vivere tutti gli aspetti e le qualità degli eventi. L’ affiorare dei differenti vissuti e di impressioni nel presente stesso della situazione predispone all’integrazione di varie parti e, quindi, ad una loro stima che altro non è che la consapevolezza di sè.  E’ in questa dinamica che la pratica meditativa  e la terapia espressiva si incontrano e risultano essere fortemente sinergiche.

 

M. Mineo : La terapia a mediazione artistica, nella sua capacità di mediare i conflitti e le pulsioni, rende più disponibili alla pratica meditativa, favorendo l’accettazione e l’apertura che essa comporta.

La meditazione a sua volta favorisce l’emersione di contenuti psichici sepolti e subìti inconsapevolmente, gettandovi la luce della consapevolezza.

Un’applicazione simbiotica delle due pratiche può indubbiamente condurre ad una presa di coscienza trasformativa e integrante, nella prospettiva di una sana evoluzione.

 

Il Sè,

Non corpo

Non mente,

E’ il presente

 

 

 

 

 

* Serena Vizzini, psicologa e psicoterapeuta psicodrammatista, specializzanda in art counseling

 

**Marco Mineo, Impegnato nello studio e nella pratica di discipline naturali quali Reiki (lignaggio Usui Shiky Ryoho), Shiatsu, Yoga.

Pratica una tecnica di rilassamento con l’utilizzo di antichi strumenti musicali, le Campane Tibetane.

Ha condotto gruppi di meditazione presso Villa Filangeri e Villa Casaurro a Bagheria.

 

Testi consigliati:

 

Sulla meditazione:

 

Coltivare la mente. Un corso base di meditazione Chan (Cleary Thomas, 1995, Astrolabio Ubaldini)

 

Sul tema dell’integrazione fra psicoterapia e meditazione, e sulla psicodinamica della meditazione:

 

Pensieri senza un pensatore. La psicoterapia e la meditazione buddhista (Epstein Mark, 1996, Astrolabio Ubaldini)

 

Sull’arteterapia:

 

L’ARTETERAPIA di Raffaella Molteni ed. Xenia

 

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