Una rilettul'uomo delle stellera psicologica del film L’Uomo delle stelle di Giuseppe Tornatore mostra come esso rispecchi alcuni fenomeni intrapsichici, interpersonali e culturali sincroni e come possa rappresentare una chiave di lettura immediata ed archetipica della nostra cultura contemporanea, intensamente assorbita dal sé. Il film racconta le vicende del mercante di sogni Joe Morelli, impresario del mondo del cinema che, in cerca di un riscatto personale, dalla città eterna si addentra con un promettente furgoncino tra le campagne e i paesini di una Sicilia povera e analfabeta, che tenta di risorgere nel secondo dopoguerra.
Un doppio registro registico accompagna l’opera di Tornatore che facilita nello spettatore un passaggio dinamico tra l’occhio della cinepresa reale e quello fittizio, di Morelli, dove non c’è che una pellicola non più scrivibile sulla quale raccogliere le fragilità dei personaggi, i loro destini e le loro speranze; profili intensi, ricercati ed inquadrati, in una artificiosa prova di accesso “profilo destro..profilo sinistro..profilo centro” e sullo sfondo paesaggi crudi, arsi dal sole nei quali dominano le tinte ambrate.
L’Uomo delle stelle rappresenta un film sulle miserie della realtà e sul narcisismo che può lenirle: è una storia di fascinazione, di abbagli, di inganni. Una truffa di celluloide, del costo di 1500 lire, che permette di far affiorare pensieri mai espressi, speranze inaccessibili, sensazioni scolorite e nostalgie, in una fitta ramificazione di volti e sguardi che danno valore e intensità all’esperienza umana e che accompagnano il viaggio del protagonista. Questo susseguirsi di incontri rispecchia la dimensione itinerante che permea la modalità di funzionamento narcisistica che, per sua natura, non ha radici: Joe Morelli, infatti, accoglie nel suo spazio di vita, un tendone chiuso ad occhi curiosi, persone disposte a pagare, per pochi minuti di sincera espressività. Morelli accoglie ma non registra e, al pari della pellicola che usa, non è impressionabile.
La crescita dell’individuo si compie attraverso percorsi sinuosi di ricerca e scoperta che potrebbero essere condensati nell’immagine dell’eroe viandante; Joe Morelli nel suo pellegrinaggio senza sosta ma guidato da un moto di arrivismo egoistico, raggiunge il fondo della sua Ombra, agendo in maniera sempre più trasgressiva e pericolosa. Ignaro dei pericoli, spavaldo e senza nulla da perdere, girovaga tra i paesini di una terra sfruttata e offesa dalla guerra, si fa beffa di coloro che incontra sebbene, in fondo, ne invidi la genuinità e la capacità di sognare un giorno differente. Promette loro fortuna e ricchezza, li inganna con le sue parole cariche di entusiasmo e passione, li attira nella sua trappola e si nutre dell’illusoria riuscita del suo copione. Ma intanto, sottile, si fa strada in lui il percorso trasformativo: coloro che incontra, infatti, gli donano un pezzettino di sé, si raccontano e, insieme, intrecciano una storia che delicatamente sfiora anche la pelle del protagonista, iniziando la riscrittura della sua vita a fronte di una pellicola, superficie cosciente, difesa e vuota. L’incontro con Beata rappresenta nella vita di Joe Morelli la possibilità di uscire dal dominio della Grande Madre; presentandosi come la sibilla personale, costituisce l’altro archetipo femminile differente dal materno conosciuto.
Una sorta di depressione rabbiosa definisce la struttura del carattere narcisistico, mascherata tuttavia da atteggiamenti esteriori di ostentata autonomia affettiva, benessere, disponibilità alle relazioni spesso vissute con senso di superiorità, tendenza alla affermazione e ricerca di successo. La riuscita del processo di differenziazione dalla Grande Madre e di individuazione del Sé comporta un mettere in ordine il disordine e ciò è possibile solo dopo un sacrificio. Nel tirare le somme di questo lavoro esplicitiamo la struttura carceraria come il vas hermeticum degli alchimisti, ossia il vaso sigillato nel quale ha luogo la trasformazione. Essa contiene il caos indifferenziato delle energie esibizionistico-grandiose di Joe Morelli che ora mostrano la loro potenzialità trasformativa. Il ritorno al caos viene infatti considerato dagli alchimisti come una parte fondamentale dell’opus: la finta omogeneità, la monoliticità del narcisista saturnino si spezza e lascia spazio ad una nuova dimensione dell’essere e non più solo del fare. La detenzione potrebbe essere paragonata alla discesa agli inferi che, secondo la mitologia greca, rappresenterebbe l’ultima prova con la quale l’eroe deve confrontarsi, incontrando i demoni e i fantasmi del mondo interno per poi, una volta resi consapevoli ed integrati, risalire.
La nuova dimensione depressiva è una superficie rispecchiante nella quale Narciso, nell’atto di scomparire, vede se stesso così com’è. La scoperta della realtà del Sé implica la considerazione della totalità come dinamica di opposti e pertanto, per Narciso, rappresenta l’inevitabile accettazione del conflitto e della sofferenza che ad esso è connessa: solo nella tensione degli opposti può nascere il simbolo trasformatore.

 

Ti potrebbe anche interessare…