La terapia cognitivo comportamentale (TCC) è un approccio psicologico sviluppato da A.T. Back durante gli anni ’60: la moderna terapia cognitiva comportamentale deriva più direttamente dalla “rivoluzione cognitiva” avvenuta negli anni ’70.

Durante il passato cinquantennio, la ricerca ha provato come la TCC sia un trattamento efficace per un ampio spettro di disturbi come depressione, ansia, psicosi e disturbi dell’alimentazione (Westbrook, 2011; Butler, Chapman et al. 2005): in UK infatti la TCC è considerata il trattamento d’elezione per queste condizioni (Nice 2009; 2011; 2014) ma è anche l’approccio che viene raccomandato per il trattamento di depressione, ansia e sintomi di demenza negli anziani (NICE, 2006).

Nonostante il successo della TCC, gli studi sulla sua applicazione con pazienti anziani non sono numerosi. Una causa di questa scarsità è dovuta al fatto che la possibilità di introdurre la TCC come terapia per anziani è stata introdotta solo trent’anni fa, in quanto c’erano dubbi riguardo la sua applicabilità a pazienti durante la fase della terza età. Nonostante ciò, ci sono evidenze dell’efficacia del approccio cognitivo comportamentale, specialmente rispetto ad ansia e depressione (Wilkinson, 2013; Kraus, Seignourel et al 2008; Cristea, Huibers et al. 2015).

Uno dei punti di forza della TCC è il suo focus sulle esigenze e le caratteristiche del paziente. Alcune difficoltà – come problemi fisici, difficoltà collegare alla memoria e altre facoltà cognitive – sono più comuni negli anziani.

Per questa ragione, sono state proposte delle modifiche al modello manualizzato della TCC per andare incontro ad alcune specifiche necessità dei pazienti più anziani.

Le modifiche più comunemente adottate riguardano la lunghezza e il numero di sessioni offerto (ovvero, sessioni più corte ma per un periodo di tempo maggiore), utilizzo di aiuti alla memoria, materiali di supporto presentati in diverse forme e una maggiore frequenza di interventi volti a riassumere quanto detto durante le sessioni (Cox, 2011; Evans, 2007).

Laidlaw e coll. (2004) ha proposto una versione modificata di TCC che tiene in acconto alcune delle sfide legate alla pratica con pazienti anziani. Tra le principali considerazioni contenute nel modello ci sono quelle relative agli investimenti in ruoli sociali (come la perdita del ruolo di lavoratore quando arriva il pensionamento), le credenze specifiche di una generazione (come lo stigma legato alla malattia mentale), i legami inter-generazionali (con il comune problema di comunicazione tra differenti generazioni) e contesto socio-culturale.

In aggiunta a queste riflessioni, il modello considera delle problematiche possono interferire direttamente con la terapia cognitivo comportamentale: i pregiudizi negativi legati alla vecchiaia, la passività e la dipendenza collegate ad una certa idea di anzianità, la concezione che persone anziane hanno della malattia mentale, ma anche i preconcetti dei terapeuti riguardo l’avanzare dell’età, sono tutti fattori analizzati nel modello.

Credenze come “gli anziani non possono divertirsi come fanno i giovani” o “sono troppo vecchio per fare attività fisica” sono esempi di attitudini negative. Queste concezioni riflettono dei pregiudizi, e sono allo stesso tempo causa e conseguenza della perdita di supporto sociale.

Questi sono degli esempi di pensieri e concezioni considerati dal modello modificato di TCC per lavorare con il paziente per cambiare pensieri negativi, credenze inaccurate e comportamenti indesiderati.

Marta Bezzone

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Butler, A.C., Chapman, J.E., Forman, E.M. Beck, A.T. (2005) ‘The empirical status of cognitive-behavioural therapy: a review of meta-analysis’, Clinical Psychology Review, 26, pp. 17-31.

Cox, D. (2011) ‘Cognitive behavioural therapy with older adults’, BC Medical Journal, 53(7), pp.348-352.

Cristea, I.A., Huibers, M.J.H., David, D., Hollon, S.D., Andresson, G., Cuijipers, P. (2015) ‘The effects of cognitive behaviour therapy for adult depression on dysfunctional thinking: a meta-analysis’, Clinical Psychology Review, 42, pp.62-67.

Evans, C. (2007) ‘Cognitive-behavioural therapy with older people’, Advances in psychiatric treatment, 13, pp. 111-118.

Kraus, C.A., Seignourel, P., Balasubramanyam, V., Lynn Snow, A.L., Wilson, N.L., Kunik, M. Schulz, P.E., Stanely, M.A. (2008) ‘Cognitive-behavioral treatment for anxiety in patients with dementia’, Journal of Psychiatry Practitioner, 24(3), pp. 186-192.

Laidlaw, K., Thompson, L.W., Gallagher-Thompson, D. (2004) ‘Comprehensive conceptualization for cognitive-behavioral therapy for late life depression’ , Behavioral and Cognitive Psychotherapy, 32, pp. 389-399.

National institute of health and clinical excellence (2006) Dementia: supporting people with dementia and their carers in health and social care NICE guidelines CG42. London.

National institute of health and clinical excellence (2009) Depression in adults: recognition and management. NICE guidelinesCG90. London. Available at: https://www.nice.org.uk/guidance/cg90 Last access: 10.01.16

National institute of health and clinical excellence (2014) Psychosis and schizophrenia in adults: prevention and management. NICE guidelines CG178. Available at: https://www.nice.org.uk/guidance/cg178 Last access: 10.01.16

National institute of health and clinical excellence (2014) Generalised anxiety disorder and panic disorder in adults: management. NICE guidelines CG113. Available at: https://www.nice.org.uk/guidance/cg113 Last access: 10.01.16

Westbrook, D., Kennerley, H. and Kirk, J. (2011) An Introduction to Cognitive Behaviour Therapy Skills and Applications. 2nd Edition. SAGE Publications Ltd, London.

Wilkinson, P. (2013) ‘Cognitive behavioural therapy with older people’, Maturitas, 79, pp. 5-9.