La neuropsicologia si inserisce all’interno dell’ampio panorama delle Neuroscienze. Il suo obiettivo è studiare i processi cognitivi e comportamentali correlandoli con i meccanismi anatomo-funzionali che ne sottendono il funzionamento (Umiltà, 1999). In particolare essa consiste nell’ ”analisi delle basi cerebrali dell’attività psichica dell’uomo e l’applicazione dei metodi psicologici allo studio dell’organizzazione funzionale del cervello. L’importanza teorica di questa nuova disciplina sta nel fatto che essa permette di avvicinarsi maggiormente all’analisi della natura e delle struttura interna dei processi psichici dell’uomo. La sua importanza pratica consiste nel fornire i fondamenti scientifici per la diagnosi delle lesioni localizzate nel cervello e per il ristabilimento delle complesse forme dell’attività psichica alterate da queste lesioni” (Luria, 1974).
La dimensione riabilitativa all’interno della neuropsicologia, ha avuto una notevole spinta verso la seconda metà del ‘900 grazie alla formulazione del concetto di plasticità sinaptica. In realtà, già nel 1890 William James nei suoi “Principi di Psicologia” scriveva: “l’intera plasticità del cervello si può riassumere in due parole quando lo definiamo un organo nel quale correnti che vi vengono versate dagli organi di senso formano con estrema facilità vie che non scompaiono facilmente”. Tuttavia, solo nel 1949 Donald Olding Hebb, unendo in un’unica cornice dati provenienti dalla fisiologia e dalla psicologia comportamentista, teorizza la capacità del cervello di modificarsi,
con conseguente modificazione del comportamento in funzione della propria attività cerebrale. Tale concetto cambia radicalmente la visione dominante dell’epoca che vedeva il cervello come un’entità immobile e “cristallizzata” per cui l’attività rigenerativa del sistema nervoso era praticamente inesistente. Così dai primi anni ’50 si apre una stagione che vede la plasticità
cerebrale al centro di una gran mole di studi, infatti a questo termine vengono associati una tutta serie di fenomeni che vanno dalla normalità come lo sviluppo e l’apprendimento alla patologia (plasticità dopo lesioni sia del sistema nervoso centrale che periferico).

Sebbene con il procedere dello sviluppo i cambiamenti dei circuiti neurali in risposta all’esperienza sono meno marcati e flessibili a causa della diminuzione dell’attività plastica, la plasticità corticale è presente anche nell’adulto, sia in risposta all’apprendimento sia in risposta alla riduzione dell’attività corticale come ad esempio nel caso lesioni. Risulta quindi chiaro su quali basi si fondi
la riabilitazione dei deficit neurologici e neuropsicologici e come questo aspetto giochi un ruolo fondamentale nel percorso riabilitativo dei pazienti cerebrolesi. E’ stata dimostrata, infatti, la capacità del sistema nervoso di riorganizzare i propri circuiti neurali in seguito a lesioni (per approfondimenti cit. Cole & Glees, 1951; Musso, 1999; Perani et al, 2001; Karl et al., 2001; Lanzetta et al., 2004; Nelles, 2004; Nudo, 2006). Tale riorganizzazione può portare, nel caso di lesioni che avvengono durante lo sviluppo, addirittura ad un recupero completo della funzione danneggiata.
L’obiettivo della riabilitazione neuropsicologica pertanto, consiste nello sviluppo e nella messa in atto di strategie compensatorie che si basano sia sull’apprendimento volontario che sul condizionamento (ciò dipende dal tipo di deficit e dal grado della lesione), il cui assunto è sfruttare al meglio, o potenziare, i tentativi di recupero che il sistema nervoso spontaneamente mette in atto dopo una lesione.

Pietro Caggiano

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