In questi ultimi decenni il tema dei disturbi del comportamento alimentare ha destato maggior attenzione da parte della comunità scientifica interessata ad indagare gli aspetti eziopatogenetici e sintomatologici di questi quadri clinici, sempre più veicolati dall’opinione pubblica oggi certamente più sensibile a tale gruppo di patologie che i mass-media hanno particolarmente enfatizzato, contribuendo cosi all’incremento del fenomeno.

I DCA, nelle loro diverse manifestazioni, costituiscono un problema di salute rilevante, enormemente intrecciato con la cultura del nostro tempo. Sono molteplici i fattori che hanno contribuito alla diffusione del fenomeno ma risaltano quegli agenti socioculturali, dominanti nel mondo occidentale, che propongono modelli di identità femminile stereotipata, legata all’immagine dell’estrema magrezza, spesso equivocata, soprattutto attraverso i media, come una garanzia di salute e di successo. La diffusione epidemica, nell’infanzia come nell’età adulta, è diventata ormai una piaga sociale dell’Occidente. In Italia circa 3 milioni di persone, pari al 5% della popolazione, soffre di disturbi del comportamento alimentare.

Il nucleo fondamentale attorno al quale ruotano le diverse configurazioni dei disturbi del comportamento alimentare è dato dal trinomio corpo-cibo-peso: il corpo, rendendosi teatro di un disagio altrimenti inesprimibile, diventa lo strumento per svelare una profonda sofferenza; il cibo diviene l’oggetto da cui si dipende, sia negandoselo, come nell’anoressia, sia abusandone come nella bulimia e nel disturbo da alimentazione incontrollata (DAI); il peso l’ossessione su cui investire le proprie energie. Non si limitano pertanto né all’appetito né, tanto meno, all’imitazione di modelli inadeguati ma rappresentano sintomi di disagi psichici complessi.

Il DSM-IV-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell’American Psychiatric Association) distingue i disturbi alimentari in tre categorie: anoressia, bulimia e disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati.

L’anoressia è definita come quel disturbo alimentare caratterizzato dal rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale per l’età e la statura; ciò che sul piano diagnostico caratterizza l’anoressia nervosa è in realtà una ricerca fanatica della magrezza, correlata ad una intollerabile paura di ingrassare. L’anoressia comporta una riduzione drastica dell’alimentazione e del peso corporeo: la fame viene negata e viene effettuato un controllo ossessivo di calorie e grammi ingeriti. Essa deriva spesso una dieta dimagrante seguita perassottigliare le forme ma ben presto l’imperativo interiore porta la persona a nutrirsi di quantità sempre più misere di cibo, inseguendo un ideale di magrezza irraggiungibile.

A differenza dell’anoressia, dove il corpo porta i segni evidenti del deperimento fisico, la bulimia non è così visibile infatti la persona è spesso normopeso. La bulimia ha le caratteristiche della patologia da dipendenza: l’oggetto da cui si dipende è proprio il cibo. I soggetti con bulimia nervosa comunemente si vergognano delle loro abitudini alimentari patologiche e tentano di nasconderle, per poi spesso ricorrere a condotte compensatorie quali il vomito autoindotto o l’ uso inappropriato di lassativi.

La categoria Disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati (NAS) presente nel DSM-IVTR include quei disturbi che non soddisfano i criteri di uno specifico disturbo dell’alimentazione. Raccoglie inoltre tutte le forme anoressiche e bulimiche parziali ovvero in via di strutturazione che potrebbero evolvere in forme cliniche più evidenti.
Il Disturbo da alimentazione incontrollata (DAI), conosciuto anche come Binge Eating Disorder (BED), interessa quei soggetti obesi che soffrono di un disturbo della condotta alimentare e di cui vengono riconosciute le implicazioni psicologiche. Quando si parla di DAI è però importante fare una distinzione con l’obesità cosiddetta semplice, conseguenza di disfunzioni metaboliche e pertanto non compresa tra i disturbi dell’alimentazione.

Serena Sciarratta

Write a comment:

*

Your email address will not be published.