Roma, 04/10/2013

Si è conclusa questa sera a Roma alle ore 18 il I Simposio tematico sui Disturbi di Personalità dal titolo “Borderline: quale intervento?”, presso l’aula magna della I Clinica Medica del Policlinico Umberto I.

La giornata ha visto il susseguirsi di interventi e di dibattiti sui disturbi di personalità, con particolare riferimento al Disturbo di Personalità Borderline (BPD), con la collaborazione di esperti sull’argomento, sia a livello nazionale che internazionale.

Ad aprire i lavori sono stati gli interventi introduttivi del Prof. M. Biondi e della Prof.ssa R. Tambelli e i saluti di Perry Hoffman.

In seguito il Prof. Marco Chiesa, responsabile della direzione del Cassel Hospital a Londra (struttura specializzata nel trattamento dei disturbi di personalità), ha introdotto il suo intervento mettendo in luce gli aspetti storici del trattamento del BPD, affermando che negli anni ’70 vi era un “pessimismo terapeutico”, non vi era luce su quelli che potessero essere i metodi per il trattamento di tale patologia. Il ventennio tra gli anni ’70 e ’90 hanno visto quello che Marco Chiesa ha definito “passaggio dal Medioevo al Rinascimento” per quanto concerne il trattamento della patologia borderline e che ciò è stato facilitato dagli studi che hanno consentito di indagare quale trattamento potesse essere maggiormente efficace.

In un secondo momento ha preso la parola la Prof.ssa M.E. Ridolfi, la quale ha esposto alcuni cenni storici inerenti patologia Borderline e una serie di studi che hanno individuato elementi, definiti “mediatori di decorso” che possono essere utili circa l’individuazione del livello di gravità della patologia e predittivi dell’outcome (eventi stressanti, comorbidità con patologie presenti nell’asse I del DSM-IV-TR, tipologia di trattamento, abusi subiti durante l’infanzia).

Il Professor A. Correale, invece, ha concluso i lavori della mattinata, esponendo alcune indicazioni che (sulla base di dati scientifici e della sua esperienza clinica) sembrerebbe opportuno tenere in considerazione per il trattamento del BDP. Ha definito il core psicopatologico della patologia borderline “la ripetizione di traumi relazionali” e che lo scopo della terapia è la “liberazione dell’imprigionamento del paziente da questo pattern disadattivo.

Nel pomeriggio, gli interventi di Aceti e coll. si sono focalizzati sulle caratteristiche in comune tra la depressione post-partum e il BPD, ovvero nuclei traumatici irrisolti possono considerarsi prognostici dell’esordio della patologia che si manifesterebbe anche attraverso pattern tipici dei disturbi di personalità.

Inseguito, Williams e coll. hanno dibattuto circa la possibilità di effettuare diagnosi di BPD in adolescenza. Hanno esposto alcuni casi clinici che mostrerebbero come anche in adolescenza potessero comparire caratteristiche proprie di tale patologia e che vi sono alcuni segni che possono essere prodromici dell’esordio. Il superamento dello stigma della patologia mentale favorirebbe una diagnosi precoce, che a sua volta aumenterebbe la prognosi di un trattamento efficace.

A concludere i lavori sono stati Giacchetti e Marini che hanno esposto un intervento circa una possibile relazione tra tossicodipendenze e personalità.

Piero Moliterni

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