La seconda parte del convegno, tenutasi nello stesso luogo la mattina seguente, ha visto il susseguirsi degli interventi del Prof. Marco Chiesa, M.E. Ridolfi e Antonello Correale.

A introdurre i lavori è stato il Prof. R. Williams che ha lasciato la parola al Prof. Marco Chiesa, il quale ha esposto una relazione inerente uno studio sperimentale condotto in collaborazione con il Prof. P. Fonagy circa la relazione tra funzione riflessiva e BDP. Questo studio ha dimostrato esperienze precoci di abuso e maltrattamento hanno un ruolo incisivo nel successivo sviluppo di BDP: tale relazione sarebbe mediata da uno sviluppo deficitario delle abilità di mentalizzazione, quindi di “Reflective Functioning” (funzione riflessiva, RF). Bassi livelli di RF aumenterebbero non solo la probabilità di sviluppo di PD, ma anche il numero di sintomi psichiatrici, riportati dal paziente sulla “Symptom Checklist 90” (SCL-90). Attraverso ulteriori analisi, è stato dimostrato che la RF si pone come “variabile interveniente” tra esperienze precoci di abuso e maltrattamento e il successivo sviluppo di PD.

A seguito, l’intervento del Prof. Correale che ha definito l’emotività dei pazienti affetti da BDP “una doccia scozzese di rabbia e disperazione”. Rimarcando il concetto esposto il giorno precedente, il trauma relazionale dei borderline, ha esposto alcuni accorgimenti utili al trattamento dei BDP, ponendo l’accento sulla dimensione dell’investimento emotivo del paziente sul terapeuta (“io non vado dall’analista, io vado da quell’analista”). Ulteriori accorgimenti devono essere presi in esame in particolar modo quando vi è un lavoro di equipe: il paziente BDP, infatti, potrebbe agire la scissione sul gruppo terapeutico, e questa si ritrova “spaccata”.

La mattinata si è conclusa con l’intervento della Prof.ssa M.E. Ridolfi, la quale ha esposto la necessità di un intervento sulla famiglia del paziente BPD e sul possibile born-out che si crea in essa. La famiglia, nella maggior parte di questi casi è infatti esposta a comportamenti irrazionali e come conseguenza si sgretola: occorre dunque attuare un intervento su un duplice livello, il paziente e il contesto familiare: quest’ultimo dovrà essere informato ed educato ad affrontare la problematica nel miglior modo possibile.

Piero Moliterni

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